Il daltonismo viene considerato comunemente un disturbo della percezione dei colori perché la persona daltonica è incapace di distinguere il colore rosso da quello verde.
La scienza medica non è d’accordo: in realtà, il daltonismo è una fra le diverse percezioni possibili dei colori insieme alle altre discromatopsie e alla visione dei colori considerata normale solo perché è la più diffusa.
La visione dei colori normale, infatti, riguarda il 90% della popolazione, mentre le discromatopsie, daltonismo compreso, interessano l’ 8% circa dei maschi e lo 0,4% delle femmine – una percentuale significativa della popolazione nel mondo occidentale.
Le discromatopsie, dunque, rappresentano differenze della percezione dei colori e non difetti, perché non esiste una percezione dei colori normale contrapposta ad altre che non lo sono, ma esistono capacità di cogliere certi colori e non altri; studi recenti hanno addirittura dimostrato che persone con una visione dei colori differente percepiscono tonalità cromatiche invisibili a persone con una visione dei colori normale - come fa notare lo stesso Giovanelli nell’intervista che ci ha rilasciato.
Daltonismo non come disturbo, dunque, ma come riflessione indispensabile sull’accessibilità del web.
Daltonici si nasce o si diventa? Come ci si accorge di essere daltonici?
Il daltonismo è un difetto genetico e quindi ereditario: te ne puoi accorgere quando cominci a definire i colori e ti capita di sbagliarne qualcuno o quando ti dicono di metterti una maglia viola e tu la metti fucsia.
Sono un utente daltonico: come faccio ad accorgermi, visitando un sito nuovo, che “mi sto perdendo qualcosa”?
I colori di un sito sono molto meno sfumati che non nella realtà: il fastidio maggiore lo si prova quando le scritte appaiono su uno sfondo poco contrastato. Direi quindi che il problema più grave si vede nei testi - ovviamente in siti fatti da gente poco esperta.
Quali soluzioni posso adottare, come visitatore daltonico, per poter navigare un sito e accedere ai contenuti?
Nessun problema: il daltonico vede tutto, sia le immagini che le parole: se un testo risulta illeggibile basta selezionarlo, copiarlo e incollarlo su una pagina bianca di un qualunque programma di scrittura.
Cosa è indispensabile fare, a livello di progettazione di un sito, per permetterne l’accesso ad una persona daltonica?
Ci sono regole di cui i web master tengono conto che spesso fanno parte anche del senso comune: così come non si nasconde un ago in un pagliaio, così non si scrive un testo di colore verde scuro su uno sfondo rosso scuro.
Si può dire che l’accessibilità al web per le persone daltoniche stia migliorando? L‘attenzione per il problema si sta traducendo in una realtà concreta oppure no?
Non mi sembra affatto che l'attenzione stia migliorando e il web è il luogo in cui i daltonici hanno i problemi minori: nella vita di tutti i giorni le discriminazioni che colpiscono i daltonici sono assai più marcate.
Prima fra tutte, la credenza comune che i daltonici non vedano a colori: questa ignoranza non è che il preludio alle piccole ma infinite ingiustizie quotidiane che solo un daltonico attento può percepire.
Così come ci sono daltonici che non sanno di esserlo, così ci sono persone dotate di sensibilità cromatica normale che non sanno di comportarsi in modo discriminatorio.
La presenza dell’Associazione Daltonici sul web, quindi, offre un’occasione per acquisire la consapevolezza del problema e, magari, anche di scoprire che ci interessa da vicino.
Ritengo che il sito dell’ associazione sia un contributo importante non solo per i daltonici ma anche per tutti coloro che non soffrono di questo problema: mette in evidenza la quotidianità della vita dei daltonici e dell'approccio acritico dei non daltonici e offre anche uno spazio di discussione e crescita di coscienza sull'argomento aperto al contributo di tutti: riceviamo richieste di aiuto e di informazioni da molte persone che ci danno il senso dell'importanza del nostro lavoro.